Mi avevano detto che "Pace Eterna" di Joe Haldeman non era un granché ma ce l'avevo per casa e l'ho letto. In un futuro di guerre asimmetriche, anche nucleari, robot telecomandati (più o meno stile Avatar) sono utilizzati al posto della fanteria. Il nuovo acceleratore di particelle (in orbita di Giove) potrebbe scatenare un cataclisma che qualcuno non vuole impedire. Julian, fisico e soldato e pacifista diventa lo strumento degli eventi.
Gli ingredienti tecnici e sociali di Haldeman ci sarebbero tutti e la storia non sarebbe male, ma sembra scritta frettolosamente e tradotta da babelfish (*). I dialoghi sono confusi, i personaggi tratteggiati male. Peccato.
(*) quando leggi che il numero di Avogadro è il numero di molecole in un neo forse dovresti smettere di leggere.
Grazie a Zar ho scoperto lo scrittore di fantascienza Bob Shaw, che non conoscevo. In questo "Orbitsville", primo di una trilogia, il protagonista è un intrepido capitano della flotta stellare, in fuga da un (improbabile) tiranno. Basta questo per classificare il libro in quella SF eroica che quando è ben scritta non è molto sorprendente ma è sempre piacevole.
Shaw sopperisce alla trama popolare (che nel '75 doveva essere già piuttosto usurata) impacchettando in un breve romanzo un numero sorprendente di buone idee. I personaggi sono poco profondi (l'unico che l'autore si sia dato pena di caratterizzare è il protagonista) ma l'hard SF è fatta di gadget e questi non mancano, a cominciare da Orbitsville, una Sfera di Dyson piena di sorprese. Non male.
Qualche tempo fa cenavo con un amico appassionato di gialli e di cinema. Mi raccontava che sta per uscire Shutter Island basato su un libro di Dennis Lehane. Non leggevo da un po' un suo libro, quindi ho cercato, trovato e comprato questo "The Given Day" che era offerto usato a 1£. Mi ero quasi dimenticato dell'acquisto quando il libro è arrivato da Wellington (NZ), dopo aver attraversato mezzo mondo.
La storia è complessa e ruota attorno ai grandi avvenimenti nella Boston del 1918-19: la pandemia influenzale, l'esplosione della cisterna di melassa e lo sciopero della polizia. I protagonisti sono Danny Coughlin, un agente del BPD e Luther Lawrence, un nero in fuga che diventa servo a casa dei Coughlin. Anche Babe Ruth entra nella storia con altri personaggi più o meno famosi, immigrati, anarchici, comunisti, politici e terroristi.
Detto così sembra un polpettone in costume, ma la forza di Lehane è la cura dei personaggi, la forza del linguaggio, la ricostruzione di un'epoca vicina (nel '19 i miei nonni erano già grandi) ma molto, molto diversa dalla nostra. Sono settecento pagine di ottima letteratura che mi sono goduto dalla prima all'ultima.
Marcus Messner è uno studente modello, di una brava famiglia ebrea, nel 1951. Aiuta suo padre nella macelleria kosher di famiglia e prende sempre il massimo dei voti. Ma la vita nei romanzi di Philip Roth ha un modo tutto suo di portare i personaggi dove non vogliono andare, e Marcus è spinto lungo la strada che Roth ha immaginato per lui senza poter far nulla per evitarlo.
C'è chi ha recensito "Indignation" con grande intelligenza; la mia impressione è che questa volta Roth si sia divertito ad assottigliare al minimo i personaggi secondari in cui normalmente indugia a lungo, e ugualmente riesce a produrre scene memorabili come il confronto col preside o quello fra madre e Olivia o il cambio di voce narrante nel finale. La sensazione è quella di un esercizio voluto, come certi disegni fatti senza staccare la matita dal foglio o quel film in cui le scene erano disegnate col gesso su un palcoscenico. Mi è piaciuto.
In "The trouble with physics" Lee Smolin cerca di spiegare il suo punto di vista sulla ricerca in fisica teorica. Secondo Smolin, che è un fisico importante, la teoria delle stringhe è una teoria insoddisfacente perché può accomodare qualsiasi fatto. Se ho ben capito il ragionamento che Smolin svolge nella prima parte del libro, il fatto che le dimensioni invisibili che la teoria presuppone (ci sono fino a undici dimensioni spaziotemporali nelle varie versioni della teoria) si possano configurare in molti modi rende in pratica la teoria impermeabile a qualsiasi falsificazione e quindi non scientifica.
Nella seconda parte del libro (più accessibile e interessante per il profano) Smolin cerca di spiegare come mai l'ambiente scientifico, specialmente quello americano, tende a creare gruppi vincenti che poi ostacolano la ricerca successiva. Smolin tira in ballo anche Kuhn e Feyerabend e gli ultimi capitoli li ho letti con interesse molto maggiore. Purtroppo sarei del tutto incapace di riassumerne il contenuto anche se avessi a disposizione un margine più ampio di questo.
Se ti interessano questi argomenti ti consiglio di leggere almeno la quarta parte del libro (da pag. 259 in questa edizione).
Naturalmente, parlando di fisica teorica, anche Sheldon e Leslie hanno qualcosa da dire:
Ben consigliato dall'amico Keplero, ho letto "Flash Forward" di Robert Sawyer, il romanzo da cui è stato tratta l'omonima serie televisiva. La storia è nota: per un motivo che nel libro si sa subito ma non anticipo per non spoilerare la serie, tutte le persone al mondo vedono il futuro per due minuti. Tutto il libro è un venire a patti con questo incredibile fenomeno. C'è chi viene a sapere che il suo matrimonio andrà all'aria, chi che verrà ucciso.
Ma il futuro è immutabile oppure no? Abbiamo il libero arbitrio? Sapere come saremo non influenza come siamo? Sawyer sviluppa i temi in maniera molto intelligente anche se, a mio parere, un po' freddina. Il libro non è certo travolgente ma mi è piaciuto, anche perché gli scienziati non sono le solite caricature dei libri americani.
Ho molto rispetto per i libri che resistono agli anni. Ogni tanto ne compro uno e molto spesso ne vale la pena. "La vita agra" di Luciano Bianciardi racconta la vita di un intellettuale precario nell'Italia del boom (è del 1962). Alcune pagine sono esilaranti e la critica allo stupido efficientismo milanese (che si è poi naturalmente esteso a tutto il resto d'Italia) è attualissima dopo quasi cinquant'anni. Consigliato.
Dopo alcune letture non felicissime, l'ultimo libro dell'anno è un ottimo romanzo di Dan Simmons. A un certo punto di "Ilium" un sommergibile proveniente da Giove, guidato da robot semibiologici fanatici di Proust e Shakespeare viene abbattuto in orbita marziana da un dio greco su una biga. Già da qui si capisce che descrivere la trama sarebbe piuttosto complicato.
Lo stile meravigliosamente intricato di Simmons riesce davvero a tenere in piedi una storia così folle da includere la guerra di Troia, una umanità postapocalittica confusa e incapace, una civiltà robotica, piccoli omini verdi, post-umani ed ebrei erranti. Rispetto al termine di paragone più naturale, il ciclo di Hyperion, manca la forza drammatica, quasi horror dei precedenti romanzi (non è detto sia un male: qualcuno mi ha raccontato di aver mollato Hyperion perché gli faceva paura). Per me Simmons esagera nello strizzare l'occhio al lettore (Elena di Troia a un certo punto dice allo sbalordito protagonista che ci sono più dei in cielo in terra di quanti ne contenga la sua filosofia), ma sono dettagli.
Prima di ordinarlo su Amazon sappi che Ilium è solo la prima puntata. Il romanzo termina senza chiudere tutte le domande (anche se evita il cliffhanger, a differenza di Hyperion). Assieme alla seconda (Olympos) dovrai tabaccarti un totale di 1488 pagine.
Ho visto Nicola Gratteri in televisione e mi è piaciuto, allora ho comprato "Fratelli di Sangue", (scritto con Antonio Nicaso) la storia della 'ndrangheta. Purtroppo il libro non è piacevole, è una specie di lunga enciclopedia dei rituali, delle attività e della distribuzione geografica delle cosche ('ndrine).
Dopo un po' i nomi dei luoghi e delle famiglie, delle faide e delle stragi si confondono e ora non saprei ricordarmi forse neanche uno delle centinaia di nomi di boss, o i paesini di origine. Però ho letto fino in fondo perché questa teoria continua e monocorde di sparatorie e morti ammazzati, e il loro non comparire o quasi nella cronaca, è spaventosa:
Quando [la seconda guerra di mafia] si concluse, nell'estate del 1991, si contarono quasi settecento morti [..].
Il libro è noioso, la storia che c'è sotto è terribile.
Tom è un normale borghese della provincia americana anni '50. A una festa il cognato Phil lo ipnotizza e Tom comincia ad avere strane visioni, fra cui una donna misteriosa che il furbo titolista italiano ha voluto identificare sulla copertina. "Io sono Helen Driscoll" di Richard Matheson poteva rimanere un racconto di una cinquantina di pagine. Non è male ma è un po' troppo semplice, una cosa minore.