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lunedì 29 dicembre 2008
 

Reuven e Danny, i protagonisti di "L'eletto" ritornano in "The Promise". Reuven e Malter stanno completando gli studi e sono alle prese con i loro particolari problemi, che naturalmente sono in qualche modo collegati: Reuven è alle prese con Rev. Kalman, un fanatico rabbino integralista sopravvissuto ai campi nazisti (siamo negli anni '50); Danny invece applica il suo genio al dottorato in psichiatria, affrontando il problema di un adolescente difficile che curerà col "metodo del silenzio" che già aiutò suo padre con lui. Rimane sullo sfondo il fatto che Danny ruba la ragazza a Reuven cosa che naturalmente non mette zizzania fra i due santi.

E' sempre difficile commentare i libri di Chaim Potok perché della religiosità estrema di cui sono pervasi non ho conoscenza (diretta o indiretta). Fortunatamente è lo stesso Potok che mi viene in soccorso. Uno dei punti di contrasto fra Reuven e Kalman è l'uso che Reuven fa dell'analisi critica del testo al corpo del Talmud, cosa abbastanza incongrua se credi che i testi sacri sono rivelati direttamente dal grande vecchio con la barba bianca (no, non quello con il sacco dei regali). Potok dice che, come già i filosofi illuministi, recuperando la tradizione classica, hanno considerato le cose simili a loro (arte, letteratura, filosofia) rifiutando quelle che non lo erano (religione, brutalità, sete di potere), Reuven è giustificato ad applicare come fa l'analisi critica del testo al Talmud ma non alla Torah (ti risparmio i dettagli che potete cercare su Wikipedia).

Beh, questo concetto di affinità selettiva mi piace, perché mi permette di apprezzare la psicologia dei personaggi senza entrare nella loro ideologia da marziani. E Potok è bravissimo perché riesce a occupare pagine e pagine di discussioni sul Talmud senza in realtà presentare l'oggetto della discussione, un po' Hesse con il suo gioco delle perle di vetro. Non è per tutti ma a me è piaciuto.




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