Momoblog
Il mio web log in italiano


 

Massimo Morelli's Weblog

venerdì 30 luglio 2004
 

Valigie fatte. Domattina si parte. Il giorno è quello giusto, sembra che la società autostrade abbia programmato i pannelli con un "CODE DAPPERTUTTO".  Comunque se arrivo sarò qui per quindici giorni. Ci vediamo al ritorno.


10:48:19 PM      comment []

martedì 27 luglio 2004
 

Eliza è un programma molto semplice che imita un terapista, scritto negli anni '60 da Joseph Weizenbaum. E' divertente perché é abbastanza convincente (anche se non molto). Un simpatico squilibrato ha  trasformato Eliza in un robot sexy (jenny18) e lo ha sguinzagliato su IRC. Il risultato è che un sacco di perturbati ci sono cascati. Molto divertente. Lascio all'autore dello scherzo la morale della storia:

i'm not smart enough to make like neural networks and natural language parsing and contextual branching decision matrices, but i sure as hell know how to talk like a guy pretending to be a dumb girl. [..] this goes to show that lots of challenge in AI is in speaking naturally, and on the internet most people speak like idiots [..] via [Boing Boing]


10:43:10 PM      comment []

lunedì 26 luglio 2004
 

Io quando Bettega ha segnato, dopo il colpo di tacco di Rossi, dormivo. Succede che la partita cominciava all'1.15 di notte, mio padre non è riuscito a svegliarmi, e così non me la sono vista. Una delle più belle partite della storia della nazionale, dicono, in quel mondiale Argentina '78. Sono rimasto arrabbiato con papà per settimane.

Non che non si sapesse, in Argentina c'era la dittatura, ma noi tredicenni eravamo molto più concentrati sul pallone. Invece, leggendo "Le irregolari, Buenos Aires Horror Tour", di Massimo Carlotto, arrivato al capitolo in cui racconta che per "pacificare" il paese prima del mondiale la dittatura diede un ulteriore stretta alla terribile repressione, mi sono ricordato di quella rabbia per quel gol non visto, mentre ragazzi poco più grandi di me morivano a migliaia. E mi sono vergognato.

Il libro racconta del viaggio di Carlotto in Argentina, dove lo scrittore si rende conto di essere parente di una delle Madri di Plaza de Majo, Estela Carlotto. Queste donne sono ormai le uniche a mantenere il ricordo dei loro figli uccisi, dei loro nipoti rapiti, e di chi sono i carnefici, mai puniti. Il libro è pieno dell'indignazione per questi terribili crimini, ancora più terribili perché nessuno all'epoca aiutava questi poveretti, nemmeno la chiesa, che nelle sue alte gerarchie appoggiava spudoratamente il regime (o almeno così dice Carlotto, e io gli credo). Magari non è un granché dal punto di vista letterario, ma è riuscito a farmi sentire in colpa per un gol di Bettega che non ho visto.




11:31:57 PM      comment []

domenica 25 luglio 2004
 

Se leggo qualche libro in inglese è per mantenere un po' di esercizio in questo brutta ma necessaria lingua. "Portnoy's Complaint" ha messo alla prova le mie conoscenze linguistiche, ma non esattamente quelle che credevo: se voglio continuare a leggere Philiph Roth bisogna che faccia un corso di Yiddish.

Il libro (scritto negli anni sessanta) è il monologo di Alex Portnoy che racconta la sua vita sul lettino dell'analista. Una vita segnata dall'ingombrante famiglia di Alex, con la proverbiale possessiva mamma ebrea, protagonista di innumerevoli barzellette ("Bagnino aiuto! Mio figlio, il dottore, sta affogando!"). Per reazione Alex diventa un incorreggibile cacciatore di Shikse (donne non ebree). Le avventure erotiche sono fra le parti più divertenti del libro (e anche piuttosto esplicite, se si pensa a quando il libro è stato scritto).

Il risultato è a tratti irresistibilmente spassoso e a tratti noiosissimo (bisogna tenere conto però che leggere pagine piene di Goy, Shikse, Putz, Meshuggene ci si annoia molto rapidamente). Probabilmente le caricature sono strepitose per chi ha una conoscenza del mondo ebraico americano un po' meno sommaria della mia.

Come ho già scritto Roth scrive molto bene, e il libro mi è discretamente piaciuto. La parte più pesante è la prima quindi se arrivate a metà vi conviene finirlo.




7:24:29 PM      comment []

venerdì 23 luglio 2004
 

Per quello che ne so potrebbe benissimo non esistere. Dico, il Botswana, chi lo sa dov'è? Mi sono accostato a questo libro ("The No.1 Ladies' Detective Agency", di Alexander McCall Smith) quasi solo per questo. Sapevo che il Botswana è vicino al Sudafrica, che produce molti diamanti, ma nient'altro.

La fortuna mi ha aiutato perché le avventure di Precious Ramotswe, una grassa signora che ha utilizzato l'eredità paterna per aprire la prima agenzia investigativa femminile del Botswana, sono piuttosto divertenti. Fra Francistown e Gaborone seguiamo Precious che scopre truffatori, recupera bambini rapiti, smaschera mariti fedifraghi, il tutto senza affannarsi (d'altronde è caldo ai confini col Kalahari) e soprattutto senza un briciolo di violenza (se si esclude la decapitazione di un cobra finito nel motore della macchina). Molto carino.




4:01:10 PM      comment []

mercoledì 21 luglio 2004
 

Dopo il post di ieri ho pensato di farmi dare il diploma di barbiere ad honorem.


11:18:37 PM      comment []

martedì 20 luglio 2004
 

Carlo spara sulle regole bizantine per la registrazione dei domini it. Ha ragione e credo che il bizantinismo italiano sia un male orribile e che nessuno combatte. Vediamo se riesco a trovare dieci idiozie in 5 minuti:
  • perché abbiamo cambiato le targhe delle auto più volte di ogni altro paese al mondo?
  • perché per prendere la partita iva devo rivolgermi al commercialista dato che le procedure sono orrendamente complicate?
  • perché devo compilare lo studio di settore? Gli evasori andateli a pigliare senza rompere gli zebedei a me, grazie.
  • perché si sono privatizzate cose dove non c'è o non può esserci concorrenza (tipo le autostrade)? Forse che il monopolista privato è meglio di quello pubblico?
  • perché ESISTONO i certificati, che sono pezzi di carta che lo stato ti rilascia per poi richiederti?
  • perché la nostra legge sulla privacy protegge anche le persone giuridiche? e perché è così disgustosamente complicata?
  • perché esistono quartieri, comuni, provincie, regioni e regioni a statuto speciale? Perché non facciamo anche le macroregioni e i miniquartieri già che ci siamo?
  • perché ogni tanto si aggiungono delle provincie (incasinando i dati a tutti)? tutti gli altri paesi che non lo fanno mai, sono scemi?
  • perché i mille comuni italiani hanno mille procedure informatiche indipendenti per fare tutti le stesse cose?
  • perché per comprare una fottuta macchina usata devo spendere un milione di passaggio di proprietà? e perché devo andare dal notaio?
  • e, già che ci siamo, last but not least, perché esistono ancora i notai?
Nove minuti, però ne ho trovate più di dieci.


11:51:33 PM      comment []

lunedì 19 luglio 2004
 

Come tutte le estati mi porto al mare una buona scorta di libri. Quest'anno ne avevo pure un paio di Massimo Carlotto. E' finita che gli altri libri che mi sono portato dietro erano un po' troppo pesanti quindi mi sono concentrato sui Carlotto, e per non sbagliare ne ho comprati un'altro po'.

"Il Fuggiasco" è la storia dello stesso Carlotto, latitante per anni, caso giudiziario processato poi assolto poi ricondannato alla fine graziato. Interessante la prospettiva ironica del latitante un po' sfigato, visto che siamo abituati dal cinema a fuggiaschi fenomeni che poi risolvono tutto da soli. E' interessante.

Gli altri rappresentano la serie dell'Alligatore, un investigatore diverso dal solito che risolve i casi con l'aiuto della mala. I suoi pards (per dirla alla tex willer) sono un malavitoso dalla pistola facile, Gioacchino Rossini, e un ex "politico", Max la Memoria. Non siamo dalle parti di Chandler, naturalmente, ma il ribaltamento della morale ( i nostri eroi uccidono volentieri, benché sul risvolto di copertina l'Alligatore passa per non violento) rende i libri almeno interessanti, anche quando sono un po' tirati via come gli ultimi.

Fra i cinque molto meglio il primo "La verità dell'alligatore" e ancora di più il secondo "Il mistero di mangiabarche". Buono anche "Nessuna cortesia all'uscita". Solo se siete già lanciati potete leggere anche "Il corriere colombiano" e "Il maestro di nodi" che tanto vanno via in un paio d'ore. Fantastica la casa editrice e/o (anche se il sito non si vede bene con firefox) che spara fuori direttamente paperback al costo accessibile di 8 . Purtroppo non credo che sia una mossa che terrà perché già "Il maestro di nodi" che è il più brutto della serie è salito a 13 senza alcun motivo apparente. Comprate gli altri.







10:27:03 PM      comment []

domenica 18 luglio 2004
 

Dopo aver finito questo libro, ho dovuto alzarmi e mettermi a guardare la televisione per qualche decina di minuti, anche se era notte fonda. Perché è un libro duro come una gomitata nelle costole. "L'oscura immensità della morte" è la storia di Raffaello Beggiato, che durante una rapina uccide una donna e un bambino, e di Silvano Contin, padre e marito delle vittime. Si sviluppa una storia in cui tutte le strade facili saltano, le morali all'americana non sono permesse. Carlotto dà una passata di cartavetrata sui nostri discorsi da barbiere. Da leggere.




11:19:55 PM      comment []

giovedì 15 luglio 2004
 

Oggi niente da dire, ma vorrei ugualmente segnalare i bei post di Leonardo sulla complessità  della questione scuola/immigrazione e gli articoli di Gary Brecher sulla tortura e sul parallelo fra Falluja e Belfast.
Domani sera torno al mare, ci vediamo lunedì.


9:59:58 PM      comment []

martedì 13 luglio 2004
 

Dicono che quando Falcao fu preso alla Roma i giornalisti gli stessero addosso perché non sembrava un vero brasiliano. Per la mentalità degli anni '80 il brasiliano era quello "che faceva i numeri" e Falcao non faceva mai un dribbling che non fosse necessario, nè indulgeva in giochetti per compiacere il pubblico. In compenso non perdeva mai un pallone. Nell'aneddoto sicuramente apocrifo che ho sentito raccontare, Falcao un bel giorno, stanco delle accuse riunì i giornalisti e in una partitella di allenamento li sfinì di palleggi, dribbling, rovesciate e colpi di tacco. Alla fine della partitella andò dai giornalisti e disse:
"Oggi ho fatto la foca come volevate voi. Da domani ritorno a giocare a calcio."

Leggendo "Girl with curious Hair", di David Foster Wallace, mi sono reso conto che DFW non è Falcao.

Il libro è fatto da dieci racconti e dico subito che un paio non sono riuscito a finirli (uno è l'ultimo che ho trovato totalmente incomprensibile), mentre un paio li ho letti due volte per vedere se fosse la mia scarsa conoscenza dell'inglese a impedirmi di apprezzarli. Non mi è piaciuto per niente, benché DFW sia evidentemente bravissimo. I racconti però sono pieni di colpi di tacco letterari, riferimenti a raffica alla visione del mondo del giovane americano colto (che ovviamente ho perso per il 90%) ironie sottilissime, cambi di stile e raffinatezze linguistiche.

Prima di ricomprare un libro di DFW guarderò con attenzione su quali riviste sono stati pubblicati i racconti, e comunque lo leggerò in italiano, pazienza se perdo qualche finezza, tanto ce ne sono sempre in abbondanza, perchè David Foster Wallace è Denilson.






7:12:17 PM      comment []

lunedì 12 luglio 2004
 

Se escludiamo percorrere nei due sensi l'autostrada Bologna Modena un discreto numero di volte a settimana, la cosa più avventurosa che ho fatto in vita mia è stato fare qualche viaggio al risparmio quando avevo una ventina d'anni. Non ho mai scalato le montagne, nè attraversato deserti, nè mi sono gettato da ponti o areoplani.

Dovrebbe essere incomprensibile quindi, ai miei occhi, una figura come quella di Chris McCandless, che dopo la laurea ha mollato la famiglia, ha abbandonato l'auto, ha bruciato i soldi che aveva in tasca e si è lanciato in una serie di "avventure" che dovevano alla fine costargli la vita. Eppure credo che Chris, protagonista di "Into the Wild" di Jon Krakauer, non fosse uno squilibrato, nè uno stupido (nonostante ancora oggi, nelle recensioni su Amazon, molti lo bollano come uno sprovveduto), ma un ragazzo brillante che ha seguito quel richiamo che ha ucciso milioni di giovani idealisti, in guerra o in qualche altro affare pericoloso.

Krakauer scrive molto bene, e se si fosse trattenuto dall'insistere su alcune parti accessorie un po' dispersive (evidentemente era restio a abbandonare il risultato di ricerche che sono costate molta fatica) il libro sarebbe ancora migliore. Si capisce che si identifica molto nel personaggio e in un capitolo ricicla la sua spedizione solitaria sul Devil's Thumb, già presente in un altro suo libro che ho già commentato.

Alcune parti del libro sono molto ben riuscite. Sembra quasi di vedere Chris, che in un villaggio dell'Alaska inbuca l'ultima cartolina che finisce così:
"Now I walk into the wild."
e chiede un passaggio per una zona deserta in cui non incontrerà nessuno e sopravviverà per 113 giorni mangiando quello che riesce a catturare, leggendo Tolstoi e scattando fotografie.

Dal suo diario Krakauer ricostruisce come, vivendo un'esperienza al limite, basta un piccolo errore per non avere più scampo. E come dice Krakauer, per misurare quanto sono vuote le parole degli apologeti delle imprese pericolose, basta guardare una volta i genitori degli eroi morti.




9:03:06 PM      comment []

venerdì 2 luglio 2004
 

Questo blog chiude per una settimana. Sono rintracciabile al bagno Medusa (146) di Cervia/Pinarella. Se mi venite a trovare attenti, però. Mio figlio ha un Super Liquidator e non esiterà a usarlo.


11:51:25 PM      comment []


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