Anche quest'anno indirizzo la fedele mondeo verso la val Gardena. Da domani, per un paio di settimane dovrei essere qui. Se la rete tre è raggiungibile potrei anche postare qualcosa.
Reader: If you are in a middle of a book and someone who has already read it
before asks you where you are in the story, always name a point a few
chapters earlier than where you really are. Then,if they say something
boneheaded like "Oh, the part where X gets shot?" it won't ruin
anything for you. [Tricks of the Trade]
Naturalmente evitare gli spoiler è impossibile quando sui maggiori quotidiani e in televisione ti dicono come va a finire un libro: evidentemente irritare il tuo cliente è il tuo sistema per cercare di conquistarlo. Complimenti ai fini strateghi (boneheaded) del Corriere e di Repubblica.
Se uno pensa all'evoluzione quello che viene in mente sono gazzelle e leoni, o qualche altro tipo di predatori e prede. In realtà pare che una grossa parte della lotta per la vita avvienga all'interno degli animali, in una lotta senza quartiere contro evolutissimi dirottatori terroristi, i parassiti. Questo è il tema di "Parasite REX", di Carl Zimmer.
Sono entrato in contatto con il libro di Zimmer tramite il suo blog (The Loom) in occasione di un mio post di qualche tempo fa e da allora l'avevo in wish list. I parassiti sono creature straordinarie, in grado di eludere i sistemi immunitari degli ospiti con mezzi che non abbiamo capito ancora a fondo ma che sono estremamente sofisticati. Spesso il loro ciclo di vita li porta attraverso più ospiti (lumache e esseri umani per esempio) e attraverso diverse fasi all'interno dello stesso ospite, di cui evadono le contromisure con tecniche diaboliche.
Non c'è modo di riassumere il libro, pieno di informazioni sorprendenti (agghiacciante il capitolo dei parassiti che modificano il comportamento dell'ospite). Lo consiglio senza paura. Altro che Alien.
Se non fosse stato sul NYT e Science avrei pensato a una bufala. Pare abbiano scritto il programma che non può perdere a scacchi. Sarà vero? Aggiornamento: oops; come mi fanno giustamente notare nei commenti, si tratta di dama e non di scacchi.
Quando mi consigliano un libro dicendo che è meraviglioso sono contento ma anche diffidente. E' capitato con "Il cacciatore di Aquiloni" di Khaled Hosseini. E' la storia di Amir, un rifugiato afghano in USA (come l'autore), che è costretto al ritorno in Afghanistan in mano ai Talebani per inseguire i fantasmi della sua gioventù, quando inseguiva aquiloni con l'amico Hassan.
E' una storia di redenzione puttosto scontata, ma non è male, tranne che nel finale. Credo che i difetti del libro siano proprio quelli che l'hanno reso un best sellers: la storia è troppo schematica, troppo semplificata, il talebano coatto è credibile come una moneta da tre euro e la trovata con la quale Amir si cava d'impaccio alla fine è ridicola. Sembra un film e, naturalmente, lo sarà. Però è un libro commovente, facile, nella prima parte anche ben scritto, che si legge velocemente e che ci fa trepidare per un popolo disgraziato che non ci lava i vetri ai semafori e sul quale non siamo quindi prevenuti.
Aggiornamento: ho corretto il refuso che mi ha segnalato Anna nei commenti.
La teoria del caos si presta bene a libri di divulgazione, quindi "Dio gioca a dadi?" non è il primo libro che leggo sull'argomento. Ma Ian Stewart è un maestro e mi ha portato più in là nella comprensione dell'argomento di chiunque altro prima.
Stewart predilige la strada difficile, spiegare il contenuto delle teorie (per quanto è possibile senza usare troppa matematica), agli aneddoti curiosi sulla vita degli scienziati. E ciò mi piace molto. Non avrai molte informazioni sulle eccentricità di Lorenz, Feigenbaum e Mandelbrot (ci sono altri libri per questo) ma se vuoi capire un po' di più ti consiglio questo libro.
La curva di Laffer è uno degli artifici retorici che la destra americana utilizza per cercare di ridurre le tasse ai ricchi. Se n'è parlato molto al tempo di Reagan e naturalmente nessuno sui giornali ha mai spiegato cos'è.
In realtà è una cosa molto semplice, e del tutto ovvia, anche se si presta a essere usata appunto come artificio propagandistico. In assenza di tasse una tassa piccola (diciamo 1%) aumenta il gettito fiscale in maniera proporzionale alla sua entità. Aumentando però le tasse si arriva al punto in cui l'aumento diventa meno che proporzionale (la curva piega verso il basso) perché l'aumento delle tasse deprime l'economia. Proseguendo ancora l'aumento ulteriore delle tasse è talmente pesante che l'economia del paese è strangolata e il reddito fiscale effettivamente cala (siamo nella parte discendente della curva).
La parte discendente della curva è un posto strano, perché abbassando le tasse l'economia si espande tanto che in realtà lo stato incassa di più. Sono circa trent'anni che la tesi della destra americana ( la cosiddetta supply side economics) è che siamo in questa parte della curva, dove abbassare le tasse crea magicamente un surplus fiscale.
Il Wall Street Journal non perde occasione per spingere questa fantasiosa teoria, e un articolo di venerdì è caduto sotto il mirino di un blog di matematica che seguo (Good Math Bad Math) per l'uso oltre il senso del ridicolo di una serie di dati a cui è stata appiccicata una curva di Laffer che si vede ad occhio non ha nessun rapporto con i dati stessi (vedi grafico). L'articolo potrebbe essere un buon candidato alla rubrica di .mau. "povera matematica".
Mi viene in mente un detto che citava un amico fisico mentre facevo la tesi: "per tre punti passa sempre una e una sola retta, purché sia abbastanza larga".
Mi piace moltissimo come scrive Dennis Lehane, ma non sono un grosso fan degli investigatori seriali, quindi non avrei letto questo "Fuga dalla follia" della serie Kenzie e Gennaro se non fosse che l'ho cominciato in un attimo di debolezza e quindi ho dovuto finirlo.
I due investigatori di Boston sono rapiti e assunti da un magnate per ritrovare la figlia scomparsa. La trama, che non posso raccontare per ovvii motivi, passa attraverso i soliti colpi di scena e inversioni di buoni e cattivi ormai consuete nel genere e, nonostante alcuni punti di debolezza, è condotta con la solita maestria e crudezza da Lehane.
Secondo me però Lehane pensa che i suoi lettori di gialli seriali sono meno intelligenti di quelli degli altri libri (come per esempio Mystic River) perché le cose sono un po' troppo spiegate, per esempio una svolta alla Rashomon della trama viene evidenziata citando il film (un chiaro esempio di "flashing arrow"). A parte questo comunque ottimo (se apprezzi il genere).
Se nei libri montalbaniani si nota un certo invecchiamento di Camilleri, in quelli storici di più. Questo "Le pecore e il pastore" ha come maggior pregio quello di essere molto breve.
L'ennesimo episodio della saga di Montalbano è meglio del precedente ma non di molto. Ormai sono solo gli episodi di contorno a rendere piacevole la storia e suppongo che ciò non sia un segreto nemmeno per l'autore. Questo si chiama "La pista di sabbia".
Montalbano deve risolvere il caso di un cavallo ucciso di fronte alla sua casa di Marinella e lo fa utilizzando il solito armamentario di tecniche eterodosse, grandi mangiate (ma come fa a non essere 200 Kg?) e donne meravigliose che si innamorano di lui. La trama è effettivamente deboluccia ma mantiene una discreta tensione fino alla fine. Comunque il punto più alto del libro è una telefonata di Catarella.
Sarebbe bello riunire persone di grande intelligenza, farli discutere di un argomento importante e vedere cosa dicono. E' una cosa che John Casti si è specializzato a fare, senza però smuovere i personaggi (di solito peraltro defunti) perché ci pensa lui a immaginare cosa avrebbero potuto dire e lo scrive in un libro.
E' una forma di letteratura potenzialmente molto fruttuosa ma non sono del tutto soddisfatto di come Casti la porta avanti. In questo "I cinque di Cambridge" immagina che Turing, Wittgenstein, Schrödinger, Snow e Haldane si riuniscono per discutere se i calcolatori possono pensare. Molti dei discorsi sono interessanti (specie quelli contrari di Wittgenstein che propone un argomento simile a quello della stanza cinese di Searle) ma, avendo letto Hofstadter, impallidiscono nel confronto. Comunque l'ho letto con piacere.