Mi avevano detto che "Pace Eterna" di Joe Haldeman non era un granché ma ce l'avevo per casa e l'ho letto. In un futuro di guerre asimmetriche, anche nucleari, robot telecomandati (più o meno stile Avatar) sono utilizzati al posto della fanteria. Il nuovo acceleratore di particelle (in orbita di Giove) potrebbe scatenare un cataclisma che qualcuno non vuole impedire. Julian, fisico e soldato e pacifista diventa lo strumento degli eventi.
Gli ingredienti tecnici e sociali di Haldeman ci sarebbero tutti e la storia non sarebbe male, ma sembra scritta frettolosamente e tradotta da babelfish (*). I dialoghi sono confusi, i personaggi tratteggiati male. Peccato.
(*) quando leggi che il numero di Avogadro è il numero di molecole in un neo forse dovresti smettere di leggere.
Magari quelli che pensano che la pandemia di influenza sia una grande bufala potrebbero dare un'occhiata a questo grafico e immedesimarsi nelle 150 famiglie in più che hanno perso un bambino (dati USA).
Dopo un anno di pausa sono tornato a irridere la musa calcistica (eupalla) giocando con una squadra seria. Il mio esordio è nella partita San Marino vs Ozzano Tolara, la mia cronaca è qui.
Grazie a Zar ho scoperto lo scrittore di fantascienza Bob Shaw, che non conoscevo. In questo "Orbitsville", primo di una trilogia, il protagonista è un intrepido capitano della flotta stellare, in fuga da un (improbabile) tiranno. Basta questo per classificare il libro in quella SF eroica che quando è ben scritta non è molto sorprendente ma è sempre piacevole.
Shaw sopperisce alla trama popolare (che nel '75 doveva essere già piuttosto usurata) impacchettando in un breve romanzo un numero sorprendente di buone idee. I personaggi sono poco profondi (l'unico che l'autore si sia dato pena di caratterizzare è il protagonista) ma l'hard SF è fatta di gadget e questi non mancano, a cominciare da Orbitsville, una Sfera di Dyson piena di sorprese. Non male.
Qualche tempo fa cenavo con un amico appassionato di gialli e di cinema. Mi raccontava che sta per uscire Shutter Island basato su un libro di Dennis Lehane. Non leggevo da un po' un suo libro, quindi ho cercato, trovato e comprato questo "The Given Day" che era offerto usato a 1£. Mi ero quasi dimenticato dell'acquisto quando il libro è arrivato da Wellington (NZ), dopo aver attraversato mezzo mondo.
La storia è complessa e ruota attorno ai grandi avvenimenti nella Boston del 1918-19: la pandemia influenzale, l'esplosione della cisterna di melassa e lo sciopero della polizia. I protagonisti sono Danny Coughlin, un agente del BPD e Luther Lawrence, un nero in fuga che diventa servo a casa dei Coughlin. Anche Babe Ruth entra nella storia con altri personaggi più o meno famosi, immigrati, anarchici, comunisti, politici e terroristi.
Detto così sembra un polpettone in costume, ma la forza di Lehane è la cura dei personaggi, la forza del linguaggio, la ricostruzione di un'epoca vicina (nel '19 i miei nonni erano già grandi) ma molto, molto diversa dalla nostra. Sono settecento pagine di ottima letteratura che mi sono goduto dalla prima all'ultima.
Un lungo articolo su Real Climate analizza la presunta inaccuratezza del report IPCC sul clima. Consiglio di leggerlo con attenzione per mettere nel giusto contesto gli errori che sono stati trovati nel report nei tre anni da quando è uscito. Per esempio il famoso errore sui ghiacciai dell'Himalaya riguarda due frasi a pag. 453 del secondo di tre volumi, che non compaiono nemmeno nei rapporti di sintesi, dove la discussione sui ghiacciai è priva di errori.
To those familiar with the science and the IPCC's work, the current
media discussion is in large part simply absurd and surreal.
Journalists who have never even peeked into the IPCC report are now
outraged that one wrong number appears on page 493 of Volume 2. We've
met TV teams coming to film a report on the IPCC reports' errors, who
were astonished when they held one of the heavy volumes in hand, having
never even seen it. They told us frankly that they had no way to make
their own judgment; they could only report what they were being told
about it. And there are well-organized lobby forces with proper PR skills that make sure these journalists are being told the "right" story.
Marcus Messner è uno studente modello, di una brava famiglia ebrea, nel 1951. Aiuta suo padre nella macelleria kosher di famiglia e prende sempre il massimo dei voti. Ma la vita nei romanzi di Philip Roth ha un modo tutto suo di portare i personaggi dove non vogliono andare, e Marcus è spinto lungo la strada che Roth ha immaginato per lui senza poter far nulla per evitarlo.
C'è chi ha recensito "Indignation" con grande intelligenza; la mia impressione è che questa volta Roth si sia divertito ad assottigliare al minimo i personaggi secondari in cui normalmente indugia a lungo, e ugualmente riesce a produrre scene memorabili come il confronto col preside o quello fra madre e Olivia o il cambio di voce narrante nel finale. La sensazione è quella di un esercizio voluto, come certi disegni fatti senza staccare la matita dal foglio o quel film in cui le scene erano disegnate col gesso su un palcoscenico. Mi è piaciuto.
In "The trouble with physics" Lee Smolin cerca di spiegare il suo punto di vista sulla ricerca in fisica teorica. Secondo Smolin, che è un fisico importante, la teoria delle stringhe è una teoria insoddisfacente perché può accomodare qualsiasi fatto. Se ho ben capito il ragionamento che Smolin svolge nella prima parte del libro, il fatto che le dimensioni invisibili che la teoria presuppone (ci sono fino a undici dimensioni spaziotemporali nelle varie versioni della teoria) si possano configurare in molti modi rende in pratica la teoria impermeabile a qualsiasi falsificazione e quindi non scientifica.
Nella seconda parte del libro (più accessibile e interessante per il profano) Smolin cerca di spiegare come mai l'ambiente scientifico, specialmente quello americano, tende a creare gruppi vincenti che poi ostacolano la ricerca successiva. Smolin tira in ballo anche Kuhn e Feyerabend e gli ultimi capitoli li ho letti con interesse molto maggiore. Purtroppo sarei del tutto incapace di riassumerne il contenuto anche se avessi a disposizione un margine più ampio di questo.
Se ti interessano questi argomenti ti consiglio di leggere almeno la quarta parte del libro (da pag. 259 in questa edizione).
Naturalmente, parlando di fisica teorica, anche Sheldon e Leslie hanno qualcosa da dire: