Non mi dispiace essere un ingegnere. Uno si abitua presto alle battute
e alle prese in giro (al contrario di altre categorie professionali
permalosissime, non fatemi dire quali). Quasi mi viene voglia di
tornare in facoltà per vedere se le scritte nei bagni sono sempre così
creative. Da qualche anno sono iscritto anche all'ordine e mi arrivano
a casa un paio di riviste. Normalmente le butto incellofanate perché
parlano solo di cemento, calcoli strutturali, dighe ponti e palazzi.
Oggi mi cade l'occhio su una di queste mirabili pubblicazioni e il
titolo è "Ministri e Ingegneri: Castelli e Lunardi".
Sono indeciso: sarà una bieca manovra per impedire alle nuove
generazioni di iscriversi a ingegneria e produrre richiesta mediante
scarsità oppure un modo per far vedere che oltre alle barzellette
sopportiamo le altre nostre croci con grandissima disinvoltura?