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lunedì 8 ottobre 2007
 

Ho provato a capire dove sta la novità nella notizia del giorno, quella del Mycoplasma Laboratorium di Craig Venter. Ho ricostruito che tutto si è originato da questa intervista a The Guardian. In realtà c'è poco o niente di nuovo rispetto a notizie che erano già uscite quest'estate. Questo concorda con il fatto che sia i blog scientifici che seguo, che il NYT, non ne hanno parlato. Ma forse le novità saranno nell'annuncio di domani.

I giornali non si sono molto sbattuti per approfondire la notizia (a parte le solite dichiarazioni di cardinali e tuttologi), immagino che Venter non fosse raggiungibile per telefono. La migliore spiegazione mi sembra ancora essere quella dell'articolo di Carl Zimmer di luglio:

The application is based on the J. Craig Venter Institute's ongoing efforts to find the fewest number of genes essential for life. They started the project by selecting a microbe, Mycoplasma genitalium, that has only has 482 genes. They then introduced crippling mutations into each gene to figure out which ones are dispensable and which can't be done without. In January last year they reported that 382 were essential. In the patent, the number drops to 381. As the application explains, it would be theoretically possible to synthesize a 381-gene genome and plug it into a genome-free cell, and--voila--boot up a new organism. This artificial genome could be engineered so that it can easily accept other genes to carry out new functions--such as producing cheap hydrogen fuel.

Quindi, questo tipo di ingegneria genetica, così a naso, non mi sembra molto diversa da quella che si fa già, solo è un passettino più avanti. Mi chiedo allora se l'affermazione di Venter "I am creating artificial life" sia giustificata da qualcosa di più che la ricerca di pubblicità. Bisognerebbe capire cosa vuol dire "vita artificiale". Per questo mi viene in aiuto un altro articolo di Zimmer, che mi ero tenuto da parte.

Zimmer si rifa alle ricerche della filosofa Carol Cleland che ha indagato sulle varie definizioni che ci sono di "vita" e ha provato a dare una risposta. Quello che dice la Cleland (potevi immaginartelo) è che non abbiamo una buona definizione. Fino alle scoperte della chimica moderna non avevamo una buona definizione di acqua, poi abbiamo trovato la teoria molecolare e ora c'è un'ottima definizione: H20. Similmente, secondo la filosofa, quando avremo una buona teoria della vita avremo anche una definizione migliore. Ho trovato il pdf del paper della Cleland (che non so quanto sia in regola perciò questo link potrebbe smettere di funzionare). [The Guardian, The Loom, Carol Cleland, Wikipedia]

Nota: non ho nessuna competenza in biochimica, genetica o filosofia. Se usi questo post per creare un virus letale e ti prendi una infezione genitale non fartela con me.

Aggiornamento: come volevasi dimostrare. Carl Zimmer (proprio lui) si dà la pena di controllare e scopre che la storia era una patacca organizzata dal Guardian:

"But it's distressing that the Guardian managed to get so much press for a carefully worded non-story."

Naturalmente non mi vanterò di aver capito una cosa che è sfuggita ai giornali. Troppo facile.


12:01:51 AM      comment []



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