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lunedì 18 luglio 2005
 

Sono esitante a commentare questo libro ("Idoli della conoscenza" di Carlo Sini) perché per me 8+8=16. Non sempre è vero, noi diamo per scontate le premesse, in questo caso l'artimetica. Se parliamo di ore del giorno 8+8=4, e definendo opportunamente simboli e aritmetica 8+8 può dare anche altri risultati. Quindi è possibilissimo che, non avendo compreso le premesse (in questo caso il significato dei termini) io non abbia capito nulla, ma mi era parso di capire dalla quarta di copertina che il libro era per non specialisti, e la lettura mi conferma che almeno Sini ci ha provato, utilizzando in ogni caso un italiano discretamente comprensibile.

Un commentatore di questo blog mi aveva esortato a leggere Carlo Sini, quando avevo commentato non so quale affermazione di Odifreddi, dicendo che Sini ne smonta le argomentazioni. E io, incoscentemente, ci ho provato. Il libro avrebbe lo scopo di criticare il modo in cui la scienza si illude di produrre conoscenza. E io ero proprio curioso di vedere dove il filosofo "con il passo furtivo del guastatore ed il coraggio del ribelle" mi avrebbe portato.

Dal principio il libro non è male. Sini parte un po' troppo da lontano ma non scrive male. E' vero che ci manca un modello della mente, e un modello del mondo, e senza questi non si può veramente spiegare la conoscenza (d'altra parte non è detto che un modello della mente non l'avremo presto, pensavo io). E' vero che il povero Einstein viene tirato per la giacchetta da Sini con richiami continui alla sua affermazione che non ci sia niente di più misterioso della conoscenza ma anche questo ci sta.

Passato un attacco a Hilary Putnam (evidentemente i filosofi non resistono all'attaccarsi fra di loro nemmeno quando dovrebbero fare comunella contro la scienza), si arriva alla parte centrale del libro, la più deludente. Io trovo insopportabile quando si appoggia il discorso all'etimologia delle parole (lo fa pure Odifreddi qualche volta) ma Sini fa di peggio e tesse l'apoteosi di un tale Alfred Kallir (sconosciuto ai più mi sembra di capire dalle pur frettolose ricerche che ho fatto su internet) secondo il quale "i segni alfabetici sembr[a]no essersi formati sotto l'impulso prevalente della riproduzione". Secondo Kallir il legame fra il simbolo e il suono è fondamentale e via per pagine e pagine di C rotonde e G gutturali e A che simbolizza l'uomo e B la donna e l'uomo sta sopra e se la ingroppa. Senza considerare nemmeno per un paragrafo che il suono precede il segno di decine di migliaia di anni. E Sini inzuppa il pane alla grande in questo equivalente alfabetico della numerologia. Giuro che non scherzo.

Quando ormai pensavo di abbandonare il libro perché non sarebbe mai arrivato al punto invece (e siamo alla fine) ci arriva. Purtroppo però qui Sini bara perché introduce tutta una serie di strumenti che evidentemente riporta da altri suoi lavori e qui non spiega. Allora è tutto un "gli insiemi di pratiche", una "retrocessione del testimone" e mille altre figure filosofiche che a quel punto non avevo più la pazienza di andarmi a cercare (e poi in spiaggia wikipedia non c'è). Mi sembra di capire che Sini rifiuta di accettare che esista la realtà: dice per esempio che non possiamo dire che ai tempi di Tolomeo la Terra girava attorno al sole. E con questo salutiamo la possibilità di capirci.

Evidentemente ho perso qualche pezzo e sono rimasto a pensare che 8+8 faccia 16 mentre fa evidentemente quattro. E' del tutto possibile e anzi probabile che io non abbia capito nulla, non si offendano i filosofi. D'altra parte faccio fatica ad immaginare un lettore profano più attento di me (ero pure sotto l'ombrellone). Ritengo che se il libro aveva uno scopo divulgativo lo ha fallito.




10:13:39 PM      comment []



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