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sabato 17 ottobre 2009
 

Gerald Edelman è stato premio Nobel per la medicina.  In questo "A Universe of Consciousness" (con Giulio Tonini) spiega la sua teoria neurologica della coscienza. Il libro, benché divulgativo, si porta dietro una certa densità che me lo fa sconsigliare al lettore casuale.

La teoria di Edelman mi sembra interessante, significativa e strettamente ancorata a ipotesi scientificamente verificabili. Non provo a riassumerla (sarebbe folle), invito a cercare su google "Neuronal Group Selection" e "Dynamic Core Hypotesis". Un amico mi aveva invitato a leggere Edelman per il suo rifiuto di considerare per il cervello un funzionamento computazionale, e vorrei concentrare su questo il mio commento.

A pag. 47 c'è una sezione "The Brain is not a Computer" che espone le idee in merito di Edelman. In sostanza Edelman fa tre considerazioni principali:
  1. Diversamente dai computer tutti i cervelli sono diversi e integrati con il corpo a cui sono collegati. Il cervello funziona in maniera "selectional" cioè (per farla brevissima) non ho memorizzato da qualche parte com'è fatto un gatto ma il cervello seleziona evolutivamente al suo interno strutture che corrispondono al concetto di gatto
  2. I segnali che arrivano al cervello non sono precisi come l'input di un computer. Cosa è percepito, cosa è importante è mediato da un sistema di valori che si è evoluto attraverso le segnalazioni di soddisfazione, pericolo e dolore nel cosiddetto "value system" che è (sempre semplificando) la gestione delle pulsioni di base.
  3. Ogni attività nel cervello è in continua e profonda retroazione (più che retroazione, interfacciamento totale incrociato) con moltissime altre, a tutti i livelli coscienti e no.
Se questi punti sono (credo) corretti, la mia opinione è che escludano un modello computazionale del cervello solo se questo è concepito in modo così semplice da essere quasi una caricatura. Credo che (almeno dagli anni sessanta in poi) nessuno si aspetti che si possa costruire un cervello con una serie di semplici istruzioni: "se vedi una cosa con le orecchie e i baffi osserva: se è carino è un gatto, se è antipatico è D'Alema". A mio parere tutti i tre elementi della critica di Edelman possono essere superati con una emulazione computazionale.




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