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domenica 30 ottobre 2005
 

Joel Spolsky sostiene che molte persone non sono adatte a fare i programmatori perché gli manca il neurone per la gestione dei puntatori. Molti non riescono a capire perché
while (*s++ = *t++);
copia una stringa in un'altra perché il cervello è collegato in maniera da non vederlo.

Mi stavo convincendo che il mio cervello fosse collegato in maniera da non capire la filosofia. Letture e discussioni del passato ne sono la prova. La lettura di "La mente e le menti" di Daniel Dennett ha leggermente allontanato questa diagnosi definitiva. Rispetto alla mia modestissima ed evidentemente sfortunata esperienza, Dennett è un filosofo atipico perché scrive come un divulgatore. Per esempio, quando introduce termini tecnici che possono confondersi con termini di uso comune (è il caso di intenzionalità) li spiega con attenzione. Non mi stupirebbe di venire a sapere che, per questo stile parascientifico, è odiato dai suoi colleghi (scherzo eh?).

In questo libro D. ci racconta i suoi ragionamenti sulla mente. Cos'è una mente secondo lui e che tipi di mente ci sono (darwiniana, skinneriana, popperiana, gregoriana). In questo assomiglia a Turing (non a caso il famoso saggio di Turing è incluso nel suo precedente libro, scritto con Hofstadter "L'io della mente"). Difficile riassumere il libro, posso però citare un ragionamento che mi ha colpito. Nel discutere della differenza fra la mente elementare, per esempio di un robot (come siamo in grado di farli ora), e quello di un essere umano, Dennett fa notare che, se certamente un robot elementare non ha mente, e certamente un essere umano sì, deve esistere tutta una graduatoria di menti intermedie perché noi siamo evoluti da molecole primordiali la cui mente era precisamente quella (meccanica) di quei robot. La tua bisnonna (nelle parole di Dennett) era un robot.




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